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Blind Blogger Tasting ed. 3

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Blind Blogger Tasting ed. 3

Cronaca di un successo annunciato

Per chi non avesse un account Instagram

Ormai il Blind Blogger Tasting non ha bisogno di presentazioni per gli utenti enofili di Instagram. Già, perché per gli appassionati di vino social questo evento è ormai un vero successo e in pochi mesi si è visto legittimare da cantine, wine influencer, wine blogger e wine lover di ogni genere. Spiegherò comunque brevemente di cosa si tratta per chi ancora non ne avesse sentito parlare.

È una degustazione alla cieca ideata e organizzata da Thomas Taddeo alias Hipster Wine, Francesco Bonomi alias Bonomi Wine Diary e Fabio Gobbi alias Fabio Enoteca La Vigna, tre appassionati e professionisti del vino che stanno facendo comunicazione su Instagram in modo ragionato e costruttivo.

Ogni volta è una cantina diversa a ospitare l’evento a cui partecipano 15 appassionati di vino da tutta Italia portando ciascuno una bottiglia della propria regione. Tutto comincia con un video contest tematico su Instagram che si rinnova ogni edizione e dal quale vengono decretati i 15 partecipanti.

In attesa del Blind Blogger Tasting vol.3

La terza edizione, quella a cui ho partecipato io, aveva come tema l’apertura di una bottiglia di vino in modo sorprendente e originale. Il mio video è stato un tantino megalomane: invece di aprire una bottiglia, ho aperto una barrique in cantina, ma l’effetto è stato quello sperato, perché qualche giorno più tardi, quando sono stati annunciati i partecipanti della terza edizione del Blind Blogger Tasting, tra i 15 fortunati c’ero anche io. Euforia subitanea sostituita rapidamente dall’ansia di dover scegliere il vino da portare.

Dopo un confortante consulto con Thomas il campo si restringe notevolmente. È deciso, porterò un vino di Campotondo, ma quale?

Resta ancora blind anche la location di questa edizione, l’unica informazione certa è che sarà in Toscana il weekend del 9 e 10 febbraio.

Pochi giorni prima del weekend incriminato scopriamo grazie a una diretta Instagram che saremo ospiti di Tenuta di Capezzana, una grande realtà del Carmignano. Nella diretta interviene anche Filippo Contini Bonacossi che ci anticipa un po’ dell’atmosfera che si respira nella sua azienda.

9 Febbraio

È finalmente il sabato del tanto atteso Blind Blogger Tasting e in tarda mattinata mi metto in viaggio verso Tenuta di Capezzana dove arrivo alle 2 del pomeriggio, ora dell’appuntamento fissato per dare avvio a questa due giorni che già sento che sarà indimenticabile.

Sono arrivati praticamente tutti, il tempo di sistemarsi nelle stanze e consegnare le bottiglie che ognuno di noi ha portato per la serata e c’è la foto di rito in cui tutti stringiamo la nostra bottiglia bendata davanti alla vinsantaia, il luogo più suggestivo della tenuta, ma di questo ne parlerò tra poco.

Degustazione dei vini di Tenuta di Capezzana

Cominciamo il pomeriggio con la degustazione dei vini di Tenuta di Capezzana.

Questa volta le bottiglie sono scoperte, orgogliosamente presentate da Filippo durante una degustazione in cui si parla di vino ma anche di storia perché questo territorio, e questo luogo in particolare, ne sono densi.

Un contratto d’affitto datato 804, oggi conservato nell’archivio di stato di Firenze, documenta che già all’epoca a Capezzana venivano coltivati olivi e viti per la produzione di olio e vino.

Nel 1300 Datini, l’inventore della cambiale, annotava che il valore del Carmignano poteva essere fino a 7 volte superiore di quello degli altri vini toscani e lo stesso Ser Lapo Mazzei, famoso notaio dell’epoca del Datini, che ebbe i suoi natali a Prato, era solito acquistare vini proveniente proprio da Carmignano.

Qualche secolo più tardi, la zona di Carmignano è una delle cinque designate da Cosimo I de’ Medici nel suo famoso bando del 1716, ritenuto da molti come una sorta di disciplinare ante-litteram.

“Sopra la Dichiarazione dé Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino e Rufina, Carmignano, e Val d’Arno di Sopra.”

Con il fascismo però si interrompe questo filo che lega nel tempo la storia di Carmignano, perché, con l’obiettivo di identificare nel Chianti un’unica grande zona di produzione, Carmignano perde la sua identità, che verrà legittimata di nuovo solo nel 1975 con l’istituzione della Doc, che poi diventerà Docg nel 1990.

Gli ettari di vigneto complessivi destinati alla produzione di Carmignano sono 160 e appartengono a sole 13 aziende. Tenuta di Capezzana con i suoi 60 ettari di vigneto raccoglie tute le principali caratteristiche di questa zona: eterogeneità dei suoli, microclima caratterizzato da precipitazioni estive ed escursioni termiche in fase di maturazione intorno ai 5-6 gradi e soprattutto una grande luminosità dovuta alle esposizioni delle pendenze sull’ampia pianura su cui si affaccia.

“La formula magica è nell’eterogeneità. Tutto qui è un bellissimo e complesso caos.”

La famiglia Contini Bonacossi possiede la tenuta di Capezzana dal 1920 e Filippo, che qui è nato e cresciuto, ci racconta con trasporto la storia dei della sua famiglia e dei suoi vini mentre la degustazione continua.

Assaggiamo in quest’ordine:

  • Trebbiano 2017, un trebbiano interessante anche per me che non amo il trebbiano toscano fuori dal vinsanto; ha una sua finezza e una beva piacevole e non scontata.
  • Barco Reale 2016, un sangiovese con un piccolo saldo di colorino e canaiolo; dopo un attacco floreale di giaggiolo e viola, apre sul frutto ancora croccante e leggere note di sottobosco; al palato è caratterizzato da verticalità e tannini non invadenti che chiudono la bocca molto pulita con un ritorno di frutto rosso che alimenta la beva.
  • Villa di Capezzana 2015, sangiovese accompagnato da un 20% di cabernet che qui nel Carmignano è un vitigno considerato autoctono visto che è presente dal Cinquecento. Ripercorre il profilo sensoriale del precedente ma acquistano sia intensità che complessità, con note che vanno dal frutto già in leggera macerazione, al fiore carnoso, al sottobosco più variegato fino a un balsamico leggero ma definito. In bocca i tannini sono già piuttosto integrati, mi piace molto il finale lungo, succoso eppure pulito.
  • Villa di Capezzana 2008, il lungo affinamento in bottiglia gli conferisce delle note di terziarizzazione più marcata verso il caffè e il tabacco, senza tuttavia perdere le sue caratteristiche più fruttate e floreali che lo rendono ancora vibrante. In bocca ha un impatto di grande eleganza con una trama tannica di buona fattura, e un equilibrio già più maturo.
  • Trefiano, riserva 2015, sangiovese saldato con un 10% di cabernet e un 10% di canaiolo; al naso è davvero intrigante, tanti profumi si avvicendano e spaziano dal fruttato, al floreale, con note di tostatura e speziatura, note di frutta essiccate e amaretto, sottobosco e nuance balsamiche. In bocca lo tradisce ancora la sua gioventù nei tannini ma nel complesso ha già trovato un suo equilibrio che lo rende molto piacevole da bere anche adesso ma sicuramente fa ragionare sulle sue potenzialità future.
  • Ghiaie della Furba 2015, questo vino è la Francia in Toscana: cabernet sauvignon, syrah e merlot; è un vino che praticamente si beve da solo. Non esattamente il mio vino, ma devo ammettere che è davvero ben fatto. Un vino che definirei circolare nei rimandi che lo caratterizzano in tutte le fasi della degustazione.
Camminare le vigne a Tenuta di Capezzana

Nel frattempo comincia a piovere ma non è una ragione sufficiente per non visitare il vigneto. E così si parte a bordo di tre jeep marchiate Tenuta di Capezzana per un safari sui generis, tra inseguimenti e derapate nel fango. Finalmente arriviamo al vigneto e sotto una pioggia fine ma insistente cominciamo la lezione di potatura in un vigneto di sangiovese che è in conversione da cordone speronato a guyot. Questa fase di transizione ci consente di vedere entrambi i sistemi di allevamento e di fare diverse prove di potatura. Ci accompagna il nipote di Filippo che è esperto di pratiche agronomiche e si vede che, oltre che una grande conoscenza, ha anche una grande passione per il suo lavoro.

Cammino le vigne di Capezzana, nonostante il fango e nonostante la pioggia, è quello che riesco a fare meglio e quello che mi fa sentire viva più che mai. Alla fine le mie scarpe e i miei pantaloni sono completamente infangati ma non ci bado, è insignificante rispetto alla magia di toccare viti di 30 anni e di vedere la campagna circostante da queste vigne.

Due passi in cantina e frantoio

Torniamo alla tenuta per visitare la cantina di affinamento che si snoda in un percorso tra storia e modernità. Visitiamo la bottaia e la barricaia, la zona di stoccaggio e infine la parte più suggestiva della cantina: la riserva dell’azienda, ossia bottiglie che vanno indietro di oltre 90 anni, tutte ordinate ognuna secondo la propria età anagrafica attestata da un cartellino su ciascuna nicchia.

Penso che il vino è un essere vivente che sta riposando lì sotto ma respira e cresce proprio come noi, risente delle circostanze e risponde come può, si evolve continuamente eppure mantiene qualcosa della sua originalità e unicità.

C’è ancora tempo per visitare il frantoio, altro angolo imperdibile di Capezzana. Gli oltre 30.000 olivi sono gestiti dall’azienda in collaborazione con diversi agricoltori di zona che hanno in gestione gli oliveti e che dopo la raccolta conferiscono una quota parte di olio all’azienda. Il frantoio è piccolo ma molto razionale ed è davvero caratteristico nella zona riservata alla conservazione dell’olio, la cosiddetta orciaia, dove si trovano diverse file di orci in terracotta pieni di oro verde.

Non ci siamo fermati un attimo ma vengo a sapere che ci sono ancora delle cose che non abbiamo visto, è incredibile quanto Capezzana sia uno scrigno stracolmo e ricco di storia.

Ormai però si è fatto tardi, dobbiamo interrompere la visita che continueremo domani e ci prepariamo per il vero e proprio Blind Blogger Tasting.

Il Blind Blogger Tasting

Ci riuniamo di nuovo nella sala degustazione e cominciamo con un calice di benvenuto: una bollicina metodo classico, che ha portato Thomas, della Tenuta di Frassineto, azienda toscana dell’aretino.

Poi cominciamo con la prima batteria di assaggi bendati della serata tutta a tema bianchi e bollicine:

La seconda batteria comincia con due bianchi e chiude con i primi tre rossi:

Terza batteria a tutti rossi, compreso il mio:

Chiudiamo con l’ultima batteria a tre vini, tra cui spunta anche un passito:

  • Campo di Pietra, Ornella Manon, 2011, vitedavino;
  • Taurasi, Tenuta Ponte, 2004, ginatronco;
  • Fontiola, Cantina Cocco, Sagrantino di Montefalco passito, tannintime.

Abbiamo assaggiato tanti vini diversi, da tante regioni e da tanti vitigni, ci siamo confrontati, a volte ci siamo trovati d’accordo, altre no. Tutti i vini di stasera si sono rivelati interessanti, al di là del gusto personale, e hanno tutti avuto il grande merito di averci fatto discutere.

A proposito, io il mio vino non l’ho riconosciuto, e forse neanche oggi lo riconoscerei perché i vini di Campotondo sono sempre inaspettati. E ogni bottiglia ha la sua storia, si assomiglia, eppure si distingue. Non credevo di trovare un 2010 ancora così irrequieto, con dei tannini ancora così vibranti e una spina acida ancora così dinamica.

Non è semplice raccontare l’atmosfera del Blind Blogger Tasting a chi non l’ha provata. C’è la passione per il vino, la magia dei nuovi incontri, l’amicizia che nasce dagli interessi condivisi, la convivialità di una tavola piena di bottiglie e di enofili.

Dopo una sciabolata umile di Thomas con forchetta si chiude il vero e proprio Blind Blogger Tasting ma gli assaggi continuano, sono quasi tutti una delle alternative escluse tra le bottiglie che ognuno riteneva papabili per la degustazione ufficiale.

C’è tempo per continuare a parlare di vino ma anche delle nostre vite, dei progetti e scambiarci le ultime impressioni sulla giornata.

Termina così una serata che a ripensarci sembra quasi irreale.

10 Febbraio
La vinsantaia

Domenica mattina ci ritroviamo tutti per una bella colazione ristoratrice, prima di partire alla volta della vinsantaia, il luogo più suggestivo della tenuta.

Incontriamo insieme a Filippo suo fratello che è la memoria storica dell’azienda, se non altro per maggiore età. Il loro racconto è appassionato, costellato di esperienze e ricordi.

Con loro saliamo in vinsantaia e mentre Filippo comincia a spiegarci come nasce il vin santo di Capezzana, ci raggiunge Benedetta, la sorella Contini Bonacossi, che cura personalmente tutte le fasi di produzione di questo prezioso prodotto tanto irrazionale quanto magnifico. Io Benedetta l’avevo incontrata sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia in occasione della presentazione della Guida Oro I vini di Veronelli 2018 quando il suo vin santo fu insignito del titolo di miglior assaggio per la categoria vini dolci o da meditazione. Mi ricordo in modo chiaro l’emozione di Benedetta nel ricevere quel premio e le sue parole evocative nel tentativo di spiegare alla platea quello che il vin santo rappresentava per lei.

Il vin santo va contro ogni regola dell’enologia.”

Ed in effetti e così. Sarà per questo che è così speciale, penso.

Il vin santo a Capezzana ha un valore storico e familiare. Benedetta mi dice che i costi di produzione sono di gran lunga superiori al prezzo che si può imporre al mercato perchè quando si arriva alla fine si è perso praticamente l’80%. Certe volte però il valore che può rappresentare portare avanti una tradizione, per fortuna, trascende le pure logiche numeriche e così a Capezzana ogni anno si mettono le uve ad appassire per poi arrivare a produrre 8 anni dopo pochi litri di vin santo. I caratelli sono distesi con ordine in ogni angolo del sottotetto, alcuni vecchissimi di legno di castagno sono riparati con delle toppe, altri dei legni più vari sono più nuovi e ancora perfettamente integri.

Poi Benedetta ci tiene a farci vedere la stanza dove appassiscono le uve per il vin santo sopra le stuoie dopo la vendemmia. Per accedervi attraversiamo la limonaia, un posto di rara bellezza, ricolmo di piante cariche di fiori e frutti.

Ora non resta che assaggiare il vin santo e così ci dirigiamo verso la cantina destinata alla vinificazione, un edificio degli anni Trenta progettato dall’architetto Michelucci, che colpisce per modernità e storicità al tempo stesso. Finalmente assaggiamo una goccia di questo prezioso nettare dorato direttamente dall’assaggiavino ed è inutile dire che è eccellente.

Saluti

Gli ultimi calorosi saluti e gli splendidi doni di Filippo sono l’ultimo atto di questa edizione del Blind Blogger Tasting.

Insomma a Capezzana c’ho lasciato un pezzo di cuore e come me, credo tutti noi.

È raro vedere aziende di questo livello curate e gestite personalmente dai proprietari; l’accoglienza che abbiamo ricevuto è stata esemplare, e ci siamo tutti sentiti parte della famiglia Contini Bonacossi per due giorni.

Lascio Capezzana più ricca di quando sono arrivata, perché ogni incontro lascia un segno indelebile, ogni assaggio aggiunge esperienza, e ogni nuova esperienza aggiunge valore al nostro bagaglio.

Ringraziamenti

Sono doverosi i ringraziamenti alla famiglia Contini Bonacossi per l’esemplare ospitalità, agli organizzatori Thomas, Fabio e Francesco, senza i quali non sarebbe stato possibile niente di tutto questo, ai nostri sponsor Pulltex, Mureddu Sugheri e Astoria. Un grazie di cuore ai miei compagni d’avventura, condividere il Blind Blogger Tasting con voi è stato fantastico!

Siamo già entrati nella storia

Mentre aspettiamo la quarta edizione del Blind Blogger Tasting che si terrà in Veneto il 23 e 24 marzo e che sono sicura sarà un grande successo, posso affermare a gran voce che la terza edizione è già leggenda.

Elena Salviucci, nata il 4 settembre 1995, frequenta il liceo classico di Montepulciano, già in quegli anni lavora attivamente in azienda occupandosi di accoglienza e partecipando a fiere internazionali ed eventi per Cantina Campotondo. Da sempre appassionata di viaggi e comunicazione si iscrive all’Istituto di Alti Studi SSML Carlo Bo di Firenze dove si laurea nel 2017 in mediazioni linguistiche. Dopo la laurea frequenta il Master in Marketing e Management per le Imprese Vitivinicole presso l’Università degli Studi di Firenze. In contemporanea con gli studi, frequenta il corso di qualificazione professionale con l’Associazione Italiana Sommelier e consegue il diploma di sommelier. Nella primavera 2018 apre il suo blog “A Piccoli Sorsi” per raccontare da vicino Campotondo e la sua esperienza nel mondo del vino.

elena.salviucci@gmail.com

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