a

IL MIO ORCIA WINE FESTIVAL

HomeEventiIL MIO ORCIA WINE FESTIVAL

IL MIO ORCIA WINE FESTIVAL

Un racconto di terra, di vino e d’umanità

La decima edizione di Orcia Wine Festival si è appena conclusa. Giusto un paio di giorni di decompressione per rimettere in ordine i pensieri e recuperare le energie ed è il momento di iniziare a raccontarvela.

Quattro giorni dedicati al vino più bello del mondo, l’Orcia Doc, nel cuore della terra da cui nasce, la Val d’Orcia. Più precisamente, a San Quirico d’Orcia, nelle magnifiche stanze del Palazzo Chigi Zondadari, un miracolo del tardo barocco con la sua leggerezza compositiva, la luminosità cromatica e la ricerca attenta del particolare elegante e prezioso.

Quattro giorni di festival che hanno celebrato il vino e la terra. Il mio vino e la mia terra. Eh sì, perché qui sono nata e fin da quando ho ricordi qui il mio babbo fa il vino. Va da sé che la mia narrazione sarà di parte e faziosa, e piena d’orgoglio e d’amore smisurato.

Il tema della decima edizione di Orcia Wine Festival è stato Francigena di vino e penso che non ci potrebbe essere tema più centrato. Lo penso ogni volta che arrivano al mio stand persone da varie parti della Toscana, da varie parti d’Italia e persino da varie parti del mondo. È un pellegrinaggio secolare. Bello è vedere che c’è chi si è messo in cammino per caso, chi per curiosità, ma ancora più bello è vedere chi torna, chi ripercorre i passi già conosciuti e i sentieri già calpestati. Allora, posso dire di aver visto tanti pellegrini questi giorni che sono arrivati in Val d’Orcia per scoprire o riscoprire il vino Orcia.

25 Aprile – Giorno 1

Oggi è il 25 aprile, la festa della liberazione e la Val d’Orcia, stamattina è gloriosa come non mai: ricorda il passato e ha fiducia nel futuro. Oggi è la festa della liberazione e stiamo per dare il via alla decima edizione di Orcia Wine Festival.

L’edizione si apre ufficialmente dopo il taglio del nastro da parte del sindaco, Valeria Agnelli, e del presidente del Consorzio del Vino Orcia, Donatella Cinelli Colombini. Le loro parole non sono parole di rito ma parole sincere di chi fermamente crede in questa terra e nel vino Orcia Doc. Neanche il tempo di aprire le porte del Palazzo e già cominciano ad arrivare le prime persone e tutto il giorno si susseguono in un flusso ininterrotto che mi fa arrivare a sera esausta ma appagata, come ci si può sentire solo dopo aver avuto l’occasione di raccontare il proprio lavoro a chi si è reso attento all’ascolto.

26 APRILE – Giorno 2

Venerdì è una giornata di temporali e grigiore ma questo non basta a spengere l’atmosfera del secondo giorno di Orcia Wine Festival. Oggi c’è la masterclass guidata da Simone Loguercio e nell’aria c’è attesa e trepidazione. Dopo aver conquistato il primo posto al concorso Miglior Sommelier d’Italia Premio Trentodoc solo pochi mesi fa, Simone Loguercio non ha bisogno di presentazioni. La sua reputazione lo precede e bastano le prime battute del suo intervento per capire che lo merita. Il sangiovese e i suoi fratelli, è lo spunto con cui introduce la degustazione con una digressione storica sul principe dei vitigni toscani, sul suo comportamento camaleontico a seconda dei terreni e sulle potenzialità d’espressione del terroir che il sangiovese, come solo pochi altri vitigni, sa offrire. Vengono presentati 13 vini introdotti prima da noi produttori e poi degustati da Simone Loguercio che li racconta con perizia nell’evocarne le sfumature, i profumi e gli aromi, li salda alla loro terra d’origine e li confronta con il suo bagaglio di assaggi dalla Borgogna al Chianti Classico. La degustazione è un viaggio attraverso l’Orcia Doc e le sue espressioni più eterogenee che contribuiscono a dipingerne un quadro completo e dettagliato.

La Masterclass si chiude un paio di ore più tardi tra gli applausi ma non prima di una foto di rito che tutti incorniceremo nelle nostre cantine e prima ancora nella nostra memoria. Ne esce un’Orcia Doc unico, identitario e gastronomico. L’unicità la ritrova nell’espressività singolare e irripetibile del sangiovese, l’identità nell’assemblaggio con i suoi fratelli, i vitigni autoctoni, e la gastronomicità nella sua perfetta capacità d’abbinamento con il cibo, proprio grazie alla potenza dei tannini e alla spiccata freschezza.

È il crepuscolo e nel frattempo il cielo si è schiarito, c’è una luce bellissima che avvolge la valle, mi metto in macchina per raggiungere Bagno Vignoni. Stasera sarò ospite di Il Loggiato per la serata A Veglia con il Produttore. Alessandro, il padrone di casa, ha preparato un menù in abbinamento ai miei vini: degustazione di salumi di cinta con pane in cassetta artigianale ai cereali e sesamo con il Mezzodì 2017, ribollita con il Banditone 2016 e un capocollo di cinta senese all’Orcia doc e patate al cartoccio da abbinare a Il Tocco Riserva 2015. L’atmosfera è conviviale e informale al punto giusto: due tavoli grandi che occupano il centro del locale e una ventina di persone che arrivano da vicino e da lontano per sedersi a tavola con me a parlare di vino. La serata vola tra cibi autenticamente buoni, risate sincere, vini veri e il piacere di aver stretto nuove amicizie.

27 Aprile – Giorno 3

Sabato c’è di nuovo il sole e si prospetta un’altra grande giornata di Orcia Wine Festival. Infatti, le aspettative non sono deluse: arrivano moltissime persone per assaggiare i vini, scoprire da vicino la terra in cui nascono e incontrare i produttori. Oggi il Banditone 2015 è protagonista della degustazione guidata da Onav Orcia Wine Stories, una degustazione narrativa che è racconto del vino ma anche e soprattutto del luogo e del lavoro dei produttori. Perché l’Orcia Doc è anche storie, moltissime storie. Insieme a me ci sono Marco Capitoni dell’omonima azienda, Nico Olivieri di Bagnaia, Gabriella Giannetti di Val d’Orcia Terre Senesi e Roberto Mascelloni di Poggio al Vento. Cinque aziende che sono testimoni dell’autenticità e dell’artigianalità, della passione e della perizia da cui nascono i vini a marchio Orcia Doc.

Stasera poi c’è la Cena a Palazzo, allestita al secondo piano del Palazzo Chigi Zondadari, nelle sale che in questi giorni ospitano la mostra di Paolo Naldi Val d’Orcia. Dall’alba al tramonto. Le foto di Paolo sono una dichiarazione d’amore verso questa terra, che è la terra dove è nato e dove vive. Io Paolo ho l’onore di conoscerlo di persona e di conoscere la sua sensibilità e la sua umiltà. Mentre ceniamo e degustiamo i vini in mezzo alle sue opere fotografiche penso che si chiude un cerchio tra vino, paesaggio e umanità.

Ho la fortuna di cenare al tavolo assieme a Marco Capitoni e sua moglie, la nostra amica, Luisa Leandri e alcuni ospiti conosciuti stasera e arrivati da Siena proprio per scoprire da vicino i vini di questa denominazione. La serata passa tra gli assaggi dei vini dei colleghi, conversazioni e convivio. Quando lasciamo il Palazzo è passata la mezzanotte e il centro storico di San Quirico è rischiarato solo da poche luci. Torno a casa.

28 Aprile – Giorno 4

È domenica ed è l’ultimo giorno di Orcia Wine Festival. Una specie di malinconia mi attanaglia, insieme al pensiero di dover aspettare un intero anno prima di ritrovarsi in questo Palazzo, con questi vini, con questa gente. Ma durante la giornata si susseguono moltissime persone e non c’è neanche il tempo di farsi prendere dai pensieri agrodolci. Anche oggi incontro tantissimi vecchi amici e ne incontro altrettanti nuovi. Il vino unisce e questa è una delle tante ragioni per cui lo amo senza misura.

È di nuovo il tramonto quando chiudiamo questa decima edizione di Orcia Wine Festival e sono davvero stanca ma piena, piena di felicità.

Epilogo

Non sono brava a tirare le fila, non lo sono mai stata, forse perché non sono abituata a ragionare per schemi, sintetizzare e semplificare. Di questo Orcia Wine Festival per me resta un turbinio di pensieri ed emozioni. La gioia di aver partecipato, la stanchezza di quattro giorni di fuoco, il piacere di aver incontrato tantissime persone, la soddisfazione di aver raccontato il mio lavoro, la gratitudine di fronte ai complimenti sinceri, l’entusiasmo del fare squadra con i miei colleghi produttori, ma soprattutto la trepidazione dell’attesa della prossima edizione.

Al prossimo anno!

Elena Salviucci, nata il 4 settembre 1995, frequenta il liceo classico di Montepulciano, già in quegli anni lavora attivamente in azienda occupandosi di accoglienza e partecipando a fiere internazionali ed eventi per Cantina Campotondo. Da sempre appassionata di viaggi e comunicazione si iscrive all’Istituto di Alti Studi SSML Carlo Bo di Firenze dove si laurea nel 2017 in mediazioni linguistiche. Da gennaio 2018 frequenta il Master in Marketing e Management per le Imprese Vitivinicole presso l’Università degli Studi di Firenze. Nella primavera 2018 apre il suo blog “A Piccoli Sorsi” per raccontare da vicino Campotondo e la sua esperienza nel mondo del vino.

elena.salviucci@gmail.com

2 Comments

  • Maggio 5, 2019
    reply
    Linda

    Une « plume » magnifique pour « raconter » un vin magnifique !!!
    Sincères félicitations 🤗

  • Maggio 6, 2019
    reply
    Mimi

    Very well put, Elena! You gsve a fabulous overview of the entire experience….and I just came to taste your fantastic wine!

POST A COMMENT