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Trentodoc alla Limonaia di Villa Rospigliosi

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Trentodoc alla Limonaia di Villa Rospigliosi

La prima serata di Wine O’Clock, racconti di vino e sorsi da bere

Siamo in ritardo. Siamo sempre in ritardo. Dovevamo essere alla Limonaia di Villa Rospigliosi alle 9 e sono già le 9 e 12 minuti. E sì, se ve lo state chiedendo, piove.

Ma la Limonaia è bellissima anche sotto la pioggia incessante e nell’attraversare il giardino si ha sempre l’impressione di varcare un confine, entrare in uno spazio a sé stante, dove il tempo scorre secondo una diversa logica e la percezione delle cose si fa più acuta.

Comunque siamo in ritardo, e infatti, quando arriviamo noi la serata è già cominciata. Ci sono Luisella e Maria Paola, che di Wine o’Clock sono il cuore e la mente allo stesso tempo, a presentare la serata. Poi interviene il mio amico Renzo che pensa bene di sottolineare chi sono gli ultimi due arrivati e con molta discrezione mi invita a prendere la parola. A dire il vero, lo faccio volentieri per augurare il meglio a queste sommelier gentili e belle che, con la determinazione e la passione che muovono le donne intelligenti, si sono messe in gioco con questo progetto.

Poi c’è Simone Loguercio, che non ha bisogno di presentazioni, è il miglior sommelier d’Italia. Ho già parlato di lui in altre occasioni in cui non ho potuto far altro che sottolinearne la professionalità e la piacevolezza dei modi.

Simone è anche ambasciatore del marchio Trentodoc e allora chi meglio di lui stasera poteva portarci attraverso il mondo di queste bollicine di montagna?

L’introduzione è dedicata alla storia secolare di questo territorio nella produzione di metodo classico per arrivare a raccontare quello che è oggi il Trentodoc grazie all’unicità del trinomio suolo e sottosuolo, clima e altitudine, a cui si aggiunge l’imprescindibile ruolo dell’uomo che è il tassello decisivo di ogni definizione propria di terroir.

Percorriamo insieme la mappa del Trentino, attraversiamo le sue valli: la Vallagarina, la Valsugana, la Val di Cembra, la Valle dell’Adige e la Valle dei Laghi, ognuna caratterizzata da un patrimonio pedoclimatico diverso e interessante.

Iniziamo la degustazione con Ororosso, un dosaggio zero prodotto da Cembra, la cantina più a nord del Trentino, le cui vigne terrazzate arrivano a 700 mt su pendenze vertigionose. 100% chardonnay, vinificato in acciaio, con una sosta di 60 mesi sui lieviti. Il colore è un giallo paglierino di grande luminosità, con un profilo olfattivo ben delineato, tutto giocato sul frutto a polpa bianca, pesca e melone, gli agrumi e un delicato floreale. In bocca restituisce tutta la territorialità della sua zona di produzione: verticale, citrico e freschissimo.

Il secondo vino della batteria è la Riserva dosaggio zero di Letrari 2013, un 60% di chardonnay accompagnato dal 40% di pinot nero, anche questo sosta 60 mesi sui lieviti, dopo una vinificazione prevalentemente in acciaio ma con una piccola parte anche in legno. Un giallo paglierino che già tende al dorato è il primo impatto con questo vino. Al naso è più disteso del precedente, il frutto c’è ma è una polpa di mela, una nocciola leggermente tostata e poi oltre al floreale, lo accompagnano note di speziatura e pasta frolla. Anche in bocca è più largo e la freschezza è accompagnata da un corpo più “masticabile” che gli restituisce un bell’equilibrio.

Proseguiamo con un pinot nero 100%, è il Domini Nero Brut 2013 dell’azienda Abate Nero che con questa varietà ha un legame particolare. Vinificazione in acciaio e 48 mesi di sosta sui lieviti. Il colore è indiscutibilmente quello del pinot nero, bellissimo e pieno. L’impatto al naso è fruttato di una caramella gommosa al mirtillo, al lampone e alla fragola, ma è netta anche la nota di arancia sanguinella, ci sono poi un tocco di mollica di pane, una speziatura accennata e il profumo di pietra bagnata. In bocca è la durezza dell’acidità sferzante e la sapidità ma è anche la dolcezza dell’arancia matura e del dosaggio. La chiusura è elegante e lunga.

Arriviamo poi all’Alta Valle dei Laghi con l’Erminia Segalla, riserva extra brut 2010 dei F.lli Pisoni. Si torna su uno chardonnay 100%, integralmente vinificato in acciaio con una sosta di 90 mesi sui lieviti. Il colore è un dorato intenso e luminoso. Il profilo olfattivo è floreale, fruttato, speziato e minerale, caratterizzato da un vegetale mai riconosciuto nei vini assaggiati finora, è un bel tocco di citronella, nitido e peculiare. In bocca torna quest’anima vegetale che ben si accompagna a ricordi agrumati. È più caldo dei vini precedenti, sicuramente complice il clima di questa valle caratterizzata dall’azione mitigatrice del lago di Garda, ma ha una grande persistenza e una bella mineralità che restano in bocca a lungo.

È il momento del Flavio, brut riserva 2011 dell’azienda Rotari. L’80% di chardonnay e il 20% di pinot nero sono vinificati in acciaio e barrique al 50 e 50, per poi sostare 60 mesi sui lieviti. Il dorato luminoso che traspare dal calice invita subito ad avvicinarlo al naso per godere della sua ampiezza, c’è l’agrume, la spezia, la pasticceria, la frutta secca e il floreale. In bocca ha una bollicina cremosa ed elegante. è lunghissimo nella sua mineralità e nella croccantezza del frutto.

Chiudiamo con l’Extra-brut rosè di Maso Martis 2015, un 100% pinot nero, vinificato in acciaio, con una sosta sui lieviti di 36 mesi. Il rosa lucente dentro al bicchiere è di una bellezza rara. Avvicinandolo al naso si ha l’impressione di una distensione fruttata e floreale, leggermente minerale. All’assaggio spicca la sensazione tannica dovuta alla macerazione, seppur breve, con le bucce e una sensazione psdeudocalorica che amplifica e allunga gli aromi sul finale.

La degustazione si chiude con lunghi e meritati applausi. Ci fermiamo per chiacchiere e abbracci, sorrisi e strette di mano. Lasciamo la Limonaia sotto la pioggia e in macchina io e Marco ci scambiamo le prime impressioni a caldo sugli assaggi di stasera che parafraso qua di seguito.

Abbiamo assaggiato quasi esclusivamente millesimati con dosaggi molto misurati e soste sui lieviti ben oltre i tempi previsti dal disciplinare, questo racconta che il lavoro di queste aziende è di ricerca e valorizzazione del territorio nel modo più autentico possibile. Il Trentodoc merita attenzione proprio per l’identità territoriale e la qualità che non solo è sostanziale ma mantiene anche sul mercato un valore effettivo.

Di serate come questa ce ne vorrebbero a non finire, per l’approfondimento, la crescita e il piacere di stare insieme.

Il mio racconto non può restituire la totalità dell’atmosfera che si è creata stasera quindi non vi resta che seguire Wine o’Clock sui social e prenotare presto la degustazione del 26 novembre dedicata all’Albana di Romagna, sempre guidata da Simone Loguercio, sempre alla Limonaia di Villa Rospigliosi.

 

Elena Salviucci, nata il 4 settembre 1995, frequenta il liceo classico di Montepulciano, già in quegli anni lavora attivamente in azienda occupandosi di accoglienza e partecipando a fiere internazionali ed eventi per Cantina Campotondo. Da sempre appassionata di viaggi e comunicazione si iscrive all’Istituto di Alti Studi SSML Carlo Bo di Firenze dove si laurea nel 2017 in mediazioni linguistiche. Dopo la laurea frequenta il Master in Marketing e Management per le Imprese Vitivinicole presso l’Università degli Studi di Firenze. In contemporanea con gli studi, frequenta il corso di qualificazione professionale con l’Associazione Italiana Sommelier e consegue il diploma di sommelier. Nella primavera 2018 apre il suo blog “A Piccoli Sorsi” per raccontare da vicino Campotondo e la sua esperienza nel mondo del vino.

elena.salviucci@gmail.com

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