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Tavoleto 2017

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Tavoleto 2017

Un vino anarchico per un’annata sovversiva

Ci sono annate che non nascono per essere grandi ma alla fine riservano delle sorprese, la 2017 è una di queste. Dopo un inverno senza piogge e un’estate caldissima si prospettava una vendemmia con rese molto basse e uve difficili da gestire in cantina. Alla fine però il nostro Tavoleto ci ha stupito ancora una volta.

Forse perché tra tutti i vini di Campotondo è il più anarchico, in fondo lo è sempre stato.

Le prime viti che il babbo decise di piantare nel 2000 erano proprio di chardonnay e non solo decise di piantare un vitigno internazionale in terra orgogliosamente toscana ma decise di farlo in un luogo in cui nessuno l’aveva fatto prima. Una scelta di rottura e di coraggio. Le condizioni pedoclimatiche e il vigneto ad alberello ci facevano pensare che lo chardonnay ci avrebbe potuto dare grandi risultati. Allo stesso tempo però si presentava anche una grande sfida: rendere giustizia a un grande cult della viticoltura mondiale in una zona inedita, dandogli un’impronta territoriale.

Anno dopo anno ci abbiamo provato al prezzo di grandi sacrifici ma con nostra grande soddisfazione e posso dire con un pizzico di orgoglio che non solo ci abbiamo provato ma ci siamo anche riusciti.

Oggi il Tavoleto è uno dei vini simbolo di Campotondo proprio per il suo essere inaspettato.

Note di degustazione

Mentre il calice si riempie già si apprezza il colore vivo e carico.

Al naso il frutto la fa da padrone con note di banana, pesca, mela verde, ananas e pompelmo. A dare complessità intervengono profumi di erbe aromatiche, in particolar modo di timo e mentuccia, che regalano una freschezza inaspettata. Non manca poi un’elegante nota minerale che si concede a tratti solo ai nasi più attenti.
Il frutto, che nel Tavoleto è sempre l’attore protagonista, nel 2017 ha una maturazione più profonda e spiccata ereditata dal calore e dal sole della stagione.

In bocca l’impatto è prorompente, il vino si espande e riempie il palato con la sua complessità aromatica.
Del primo sorso colpisce la struttura robusta e allo stesso tempo slanciata. La spina acida gli dà dinamicità, controbilancia la sensazione pseudocalorica e gli restituisce freschezza, nonostante i suoi 14 gradi alcol. Le sensazioni aromatiche di frutta ritornano al palato a garantire la giusta coerenza gustativa.
Il secondo sorso permette di apprezzare anche la nota sapida che lo rende quasi appetitoso e di soffermarsi sul finale che lascia un palato completo e composto.

È un vino che non si esaurisce al primo assaggio e nemmeno al secondo. Provare per credere!

Pane & Companatico

Mi piace sperimentare abbinamenti stravaganti e originali con il Tavoleto ma poi finisce sempre che ricado sulla tradizione. In questo periodo dell’anno adoro accompagnarlo alle fave e al pecorino di Pienza, un connubio semplice e gustoso allo stesso tempo. Per i veri buongustai consiglio di aggiungere un pizzico di sale e pepe e un filo d’olio evo.

Il segreto sta tutto nella scelta delle materie prime e della compagnia.

Un paio di dritte

Servitelo tra i 12 e i 13 gradi per apprezzarne l’aromaticità e soprattutto lasciate almeno una bottiglia a maturare un paio d’anni in cantina per poterne sperimentare l’evoluzione verso aromi più complessi e intriganti.

 

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