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Racconto di una notte di stelle e di vino Sarà il vino, saranno le stelle… di certo l’atmosfera della notte di San Lorenzo è magica e unica. Certe alchimie sono difficili da spiegare e più provi a spiegarle e più si complicano. È un po’ come il vino che è sublime solo grazie alla convergenza di molti fattori diversi, il cui singolo contributo è difficile da isolare e interpretare. È il pomeriggio del 10 agosto e Castiglione d’Orcia è pronto ad accogliere Calici di Stelle. Mentre il borgo a poco a poco si riempie e gli organizzatori mettono a punto gli ultimi dettagli comincia la degustazione in Sala d’Arte San Giovanni dove

Ovvero divagazioni sull'avvenire Il Banditone è qualcosa di più della pura geografia. È  il luogo che in questi anni ha catalizzato i nostri progetti, le nostre gioie e anche le nostre sconfitte. Fin dal primo giorno in cui è nato Campotondo è stato per noi il qui e l’altrove. Basta guardarsi intorno per capire che è un luogo speciale, abbraccia la Val d’Orcia e la Val d’Orcia l’abbraccia in uno scambio di biunivoca felicità. E allora un paio di settimane fa ci siamo ricascati di nuovo e, come si fa con il primo amore, abbiamo riposto lì ancora una volta tutte le nostre speranze e aspettative per il futuro. [vc_row content_text_aligment="center" css=".vc_custom_1491992053489{padding-right: 4%

Un vino anarchico per un'annata sovversiva Ci sono annate che non nascono per essere grandi ma alla fine riservano delle sorprese, la 2017 è una di queste. Dopo un inverno senza piogge e un’estate caldissima si prospettava una vendemmia con rese molto basse e uve difficili da gestire in cantina. Alla fine però il nostro Tavoleto ci ha stupito ancora una volta. [vc_row content_text_aligment="center" css=".vc_custom_1491992053489{padding-right: 4% !important;padding-bottom: 20px !important;padding-left: 4% !important;}"][vc_column][vc_column_text] Forse perché tra tutti i vini di Campotondo è il più anarchico, in fondo lo è sempre stato. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment="center" css=".vc_custom_1491992058995{padding-right: 4% !important;padding-bottom: 10px !important;padding-left: 4% !important;}"][vc_column][vc_column_text] Le prime viti che il babbo decise di piantare nel 2000 erano proprio di chardonnay

Mi presento: sono Elena e quando 18 anni fa è iniziata l’avventura di Campotondo avevo 5 anni e ancora tante bambole da pettinare. Eppure, i pochi ricordi che custodisco della mia infanzia sono tutti indissolubilmente legati al vino. Ricordo la messa a dimora delle prime viti, quelle stranissime piantine blu tutte barbute. Ricordo l’entusiasmo del primo imbottigliamento in cui riempivamo le bottiglie una ad una per poi chiuderle altrettanto artigianalmente con una tappatrice manuale. Ricordo la progettazione attenta del logo e delle etichette, i mille viaggi allo studio di grafica e le prime prove di stampa. Ricordo la curiosità e il fascino nel veder roteare i calici, nell’assistere